dipendenza affettiva

Succede di sentirsi forti, sicuri, audaci, sfociando alle volte nella direttivita’ e nel controllo altrui quando siamo in compagnia, quando abbiamo un legame, una relazione, un senso di appartenenza. Ma all’improvviso quando siamo soli può accadere di sentirci persi, come se quella forza e quella bussola la detenesse l’altro che ora non c’è. Indugiamo e quasi abbiamo il timore di muovere un passo, insicuri della direzione da prendere. Ci limitiamo, la nostra mappa del mondo si riduce sempre di più fino, alle volte, ad evitare esperienze che prima ci piacevano e divertivano, un’aurea di timore ci avvolge e ci accompagna come un’ombra. Tanti introietti negativi si fanno forza nutrendosi della nostra paura e prendendo il sopravvento. Sono modalità che abbiamo appreso nell’infanzia, in un modo o nell’altro, modalità che ci costringevano e ci costringono ad avere bisogno, a dipendere a fronte della ricompensa, per tale devozione, di sentirci amati e protetti. Dipendere è una condizione ottimale in cui ci troviamo appena nati e per qualche mese della nostra giovane vita, per poi, grazie a scambi fatti di momenti di corrispondenza, errori e riparazioni, giuste frustrazioni, il nostro percorso evolutivo dovrebbe procede senza intoppi (ma non è sempre così). Sviluppare tratti di personalità dipendente ci priva della responsabilità delle nostre scelte, e spesso colludiamo con questo, perché fare scelte autonome alle volte è faticoso, è così che s’innesca un circolo vizioso. Rimaniamo in una zona di confort, senza troppi rischi, ma il prezzo da pagare il più delle volte è la sensazione di non state vivendo. Allora, prendiamoci il rischio di fare scelte, anche se ci possono apparire rischiose o spaventanti, osiamo, magari con poco, tanto per cominciare…la ricompensa allora sarà di sentirci nel posto giusto, con noi stessi…

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